
“We don’t have those guitars in the States! Man, they are incredible!"
Bob Dylan a proposito delle chitarre Wandré
Antonio Wandrè Pioli (Cavriago R.E. 06/06/1926 – 15/08/2004). È stato il liutaio più rivoluzionario del secolo scorso. Campione dell’interdisciplinarietà e della contaminazione fra arte e design (molto prolifica in Emilia negli anni ‘50 e ‘60) mescolò materiali, meccanica, futurismo, surrealismo, metafisica e astrattismo per trasformare la chitarra elettrica in un’opera d’arte Pop. Alla ricerca di un design emozionale, cercò di mettere l’arte nell’arte per trasformare la chitarra da attrezzo di lavoro del musicista in una protesi dell’artista per il transfert di energia ed emozioni. Lo fece attraverso l’uso di materiali inconsueti, di colori che mai si erano visti prima su uno strumento musicale e dei tanti simbolismi nascosti in forme all’apparenza bizzarre; contengono infatti espliciti riferimenti alla realtà politica del momento, ai fatti di costume e al vissuto personale di Wandrè. Poco noto in Italia, Wandrè è ben conosciuto all’estero, dove e sue “sculture fruibili per musica” sono ricercate e pagate a peso d’oro e sono fonte di ispirazione per famosi liutai come Dieter Gölsdorf (Duesenberg Guitars), Trevor Wilkinson, Anthony Paine, Phil Sylvester, Enrico Di Donato, Claudio & Claudia Pagelli, Andrea Ballarin, Michihiro Matsuda, e molti altri. Esse hanno affascinato negli anni musicisti come Adriano Celentano, Mina, Enrico, Alberto e Antonio Ciacci (Little Tony), Victor Soliani (Equipe 84), Francesco Guccini, Bob Dylan, Frank Zappa, Ace Freuler, Joe Perry (Aerosmith), Buddy Miller, Geddy Lee (Rush), Bernie Marsden, Massimo Martellotta (Calibro 35), Marco Colombo, Peter Holmström (Dandy Warhols), Bocephus King, Sean Ono Lennon, Alex Kid Gariazzo (Fabio Treves Blues Band), Chris Bennett, Michael Devin e Bernie Marsden (Whitesnakes), Cock van Vureen, Valerie Balduini, Andrew Sovine Wolf, Francesco Fry Moneti (Modena City Ramblers) per citarne solo alcuni. E poi artisti dell’immagine come Piero Oliosi, Pascal Colrat e Jean Baptiste Mondino.
Peculiarità dell’operato di Wandrè:
- Fu il primo a costruire chitarre elettriche in Italia e realizzò la prima fabbrica italiana del settore.
- Fu il primo al mondo a usare l’alluminio per i manici delle chitarre e i ponti dei contrabbassi.
- Fu il primo a realizzare contrabbassi con manico smontabile e upright-bass con manico pieghevole, per facilitarne il trasporto.
- Fu probabilmente il primo a costruire una chitarra elettrica con amplificatore incorporato.
- Inventò la moderna tecnica di verniciatura con i brillantini, “sparkle”.
- Fu il primo al mondo a utilizzare il cemento precompresso per la copertura di un edificio.
- Fu l’unico al mondo ad avere posto un’utopia al timone di una fabbrica, anticipando di 50 anni lo Humanistic management
- Anticipò la Factory di Andy Warhol di 4 anni e la psichedelia di quasi 10 anni e negli anni ‘70 aderì attivamente al movimento Fluxus.
- Fu partigiano, capomastro, liutaio, politico, artista eclettico, polemico, folle e disperato. Fece della ricerca della libertà una ragione assoluta di vita, che perseguì coerentemente fino alla fine dei suoi giorni, a dispetto di tutto e di tutti.
- Chiacchierò moltissimo, ma soprattutto visse da protagonista ogni mutamento della nostra società dal 1926 al 2004.
Sintesi biografica di Wandrè:
Antonio Vandrè Pioli (in arte Wandrè) nasce a Cavriago (RE) il 6 giugno 1926. Suo padre Roberto è un uomo eccentrico ed esercita su di lui una grande influenza 1) perché è un idealista, disertore per amore durante la I guerra mondiale 2) perché è un sognatore, che arriva a ipotecare la casa per costruire una macchina per volare 3) perché è un liutaio, noto per i contrabbassi e le chitarre. La madre, Virginia Tarasconi, è invece una tipica matrona emiliana dominante, concreta e per nulla accondiscendente alle fantasticherie di un marito incapace di mettere a frutto i prodotti del proprio ingegno.
Nel 1941, terminata la Scuola di Avviamento Professionale, Wandrè lavora alle Officine Reggiane, allora la più grande fabbrica meccanica italiana, dove si costruivano anche treni e aeroplani.
Nel 1944 si arruola nelle Brigate Garibaldi e diventa vicecapo squadra. Esce devastato dalla violenza della guerra, ritiene che troppi ragazzi siano morti ingiustamente, se non addirittura inutilmente. Pensa che la violenza non porti a una vera rivoluzione, se non è preceduta da una rivoluzione della coscienza degli individui, ma a una mera sostituzione del potere. Si chiede se esista davvero un ideale che valga la vita di una persona e diventa un convinto pacifista; passerà il resto della sua vita alla ricerca della pace, della verità e della libertà.
Dal 1946 al 1950 frequenta il Convitto di Rivaltella: scuola del CNL dove si vive in comunità e, insieme alle materie tecniche, si studiano filosofia, letteratura, arte, sociologia, design. Vi tengono lezioni i migliori professionisti e intellettuali del tempo, fra cui: Loris Malaguzzi, Carlo Salinari, Concetto Marchesi, Lucio Lombardo Radice, Eugenio Salvarani, Gastone Manacorda.
Dal 1950 dirige cantieri edili. In questi anni Wandrè è molto impegnato socialmente: presiede la commissione delle case popolari, fonda nel 1952 il periodico locale Paese Nostro e si interessa di cinema e teatro, per il quale scrive anche testi.
Nel 1953 è presidente di una cooperativa edile che resta coinvolta in una tragedia sul lavoro con 6 vittime. Egli non ha una responsabilità diretta dell’accaduto, ma il fatto crea nel suo animo una lacerazione profonda che resterà aperta tutta la vita e lo porterà ad avere sempre un’attenzione maniacale per il benessere psico-fisico dei suoi sottoposti. Si trasferisce a Cosenza, ma dopo un anno è in conflitto con i suoi superiori, perché si schiera costantemente dalla parte degli operai, difendendoli dai soprusi e dalle ingiustizie. Gli viene rimproverato di non avere un comportamento consono a un dirigente e allora lui si licenzia, deluso da un mondo che gli sembra tradire gli ideali di giustizia e cooperazione mitizzati durante gli anni della Resistenza e del Convitto.
Nel gennaio 1957 ritorna a Cavriago con una moglie, una figlia e senza lavoro. Inizia ad aiutare il padre nel laboratorio e in primavera decide di rinascere sé stesso da capomastro a liutaio: 1) ha una buona tradizione familiare 2) dopo la guerra, la musica da ballo ha un’enorme diffusione 3) molti suoi amici sono ora affermati musicisti, alcuni di fama internazionale. La liuteria è un ottimo compromesso perché è un lavoro creativo che gli consente di dimenticare l’edilizia, senza rinnegare il bagaglio tecnico e culturale acquisito durante il Convitto. Progetta un’utopistica fabbrica rotonda, dove realizza il suo ideale di filosofia del lavoro. È previsto l’uso del cemento precompresso: tecnica allora poco più che teorica, mai usata per la copertura di un edificio. Quella di Wandrè è la prima fabbrica al mondo costruita con quella tecnica, la stessa che nel 1968 sarà utilizzata per edificare il Madison Square Garden di New York. Ma la vera meraviglia è la filosofia che anima la fabbrica: 1) Wandrè ritiene che il lavoro sia una fonte di coercizione, non una condizione naturale per l’uomo, e che gli operai debbano poter sempre vedere il cielo, simbolo cardine di libertà. Perciò, la parte alta della fabbrica è circondata da vetro e il tetto, concavo, ha un'apertura al centro collegata da un tunnel di plexiglass a un giardinetto. 2) lascia agli operai libertà di espressione e li stimola ad applicare variazioni agli strumenti che costruiscono 3) condivide il capitale: gli operai hanno le chiavi della fabbrica e possono utilizzare le attrezzature per lavori propri 4) si adopera per promuovere la crescita dei dipendenti e li stimola a imparare lingue straniere, il disegno tecnico, a suonare, e insegna a fumare alle donne ritenendo che sia per loro un segno di emancipazione. In questo modo Wandrè concilia il Taylorismo con i dettami dello Humanistic Relations Movement e delle Human Resources, anticipando di 40 anni lo Humanistic Management. Il modus operandi e la presenza continua di artisti nella fabbrica anticipa di 4 anni, con diverse finalità, la Factory di Warhol. Gli strumenti di Wandrè hanno assorbito l’energia creativa di tutti i suoi operai e la restituiscono. Sono da considerare opere Pop, generate dal progetto creativo di Wandrè coniugato con la creatività individuale di chi lavorava con lui. Le sue sono Sculture fruibili per musica.
Wandrè ha completamente rivoluzionato il guitar-thinking del XX secolo: la chitarra si trasforma da attrezzo di lavoro del musicista in protesi bionica dell’artista per il transfert delle emozioni. Le sue chitarre sono in grado di trasmettere direttamente emozioni grazie alle loro forme, ai colori, ai nuovi materiali e ai simbolismi che nascondono. Per la prima volta lo strumento diventa parte integrante dell’apparato scenico. Sono strumenti complessi, ricchi d’innovazioni tecnologiche e riferimenti al vissuto intimo del loro autore, e agli avvenimenti del mondo circostante: cultura, politica, fenomeni di costume, ecc. Per non parlare dell’erotismo che permea tutta la sua produzione, ora bacchico e proletario, ora estremamente ricercato e raffinato. Siamo nel 1957: con le forme, i colori e i nuovi materiali Wandrè anticipa di quasi 10 anni la psichedelia, almeno in Italia.
Il 31 dicembre 1968 Wandrè chiude la Fabbrica Rotonda per diversi motivi: 1) totale incapacità commerciale e di accettare consigli e compromessi 2) nei primi anni ‘60 inizia una forte competizione interna (EKO) ed esterna, europea e giapponese (Vox, Hofner, Framus, Hagstrom, Ibanez, etc.) 3) protezionismo USA (vicenda complessa) 4) le nuove generazioni hanno nuovi idoli e i giovani musicisti ambiscono agli strumenti dei loro idoli: Gibson, Fender, Rickenbaker, Ibanez, etc. Fu la fine di una meravigliosa utopia, una fabbrica dove dal 1957 al ‘68 non vi fu un solo sciopero. Ma fu lo stesso Wandrè, in una occasione, a prelevare in massa i suoi operai e a portarli a aderire a un altro sciopero a Reggio Emilia. Wandrè fu addirittura diffidato dai sindacalisti, perché il suo comportamento era un esempio pericoloso per gli altri imprenditori e metteva in crisi la stessa ragione di esistere del sindacato! Nei momenti di crisi gli operai donarono ore di lavoro gratis per aiutarlo: e questo la dice lunga sulle conseguenze che possono avere le decisioni manageriali, vincenti o fallimentari che siano, a seconda del potere carismatico di chi le esprime.
Dal 1969 Wandrè inizia a lavorare la pelle insieme alla moglie, realizzando originalissimi capi di abbigliamento. Nel 1976 incontra l’art-director Rosanna Chiessi e inevitabilmente s’innamorano. Aderisce al movimento Fluxus e collabora con artisti di tutto il mondo fra cui: Rafael Alberti, Herman Nitsch, Charlotte Moorman, Philip Corner, Nam June Paik, Takako Saito, Joe Jones, Coco Gordon, Eric Andersen, Dick Higgins, Ben Vautier, Corrado Costa, Adriano Spatola, Nanni Balestrini, ecc. Cavriago diventa il punto di riferimento in Europa per Fluxus; lì si svolgono i festival e lì si confezionarono le opere/performance per le principali manifestazioni europee e italiane (Arte Fiera Bologna, Biennale Venezia, ecc).
Nel 1990 la storia d’amore con Rosanna ha un pessimo epilogo. Wandrè cade in una profonda depressione e viene ricoverato in ambiente psichiatrico. Anche qui entra in polemica con tutti, contesta il trattamento dei malati e le terapie farmacologiche e non vuole essere dimesso; fa stampare biglietti da visita che indicano come suo domicilio la Casa di cura dove è ricoverato, ormai utilizzata come un albergo. Infine, organizza sedute terapeutiche autonome con gli altri pazienti e viene cacciato.
Negli anni seguenti continua a esprimere le sue opinioni sui temi a lui cari: ecologia, pace, libertà e politica attraverso opere d’arte (vestiti, dipinti, sculture, performance, installazioni, murales, graffiti, mail, junk, trash, body art), polemizzando ferocemente contro le ipocrisie della società moderna e tutto ciò che egli ritiene ingiustizia o sopruso. Diventa inviso ai benpensanti e viene ostracizzato dai suoi concittadini, mentre per i ragazzi del paese è un vero profeta, ultimo paladino della pace e della libertà. Questi si trattengono sino a tarda notte nella sua casa senza serrature, ribattezzata Osteria della Pace Eterna, zeppa di opere d’arte, libri e giornali. Da essi riceve tutto l’affetto possibile, ma questo non è sufficiente a distoglierlo dal suo dichiarato progetto di lento suicidio a base di fumo e alcool (“Bevo per ricordare, fumo per suicidarmi”). Ha continui sbalzi d’umore e di notte è spesso tormentato da incubi: le urla degli operai morti sotto le macerie nell’incidente sul lavoro del 1953 e i rastrellamenti dei nazisti. Ogni tanto vaga e dorme lungo i torrenti della montagna, dove è stato partigiano, l’unico posto dove si sente libero e in pace con sé stesso.
Wandrè muore il 15 agosto 2004, liberandosi finalmente da tutte le sue libertà.
Le chitarre Wandré a WOODinSTOCK:
- esposte a WOODinSTOCK 2026, sabato 25 luglio per il Buscadero Day





















